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Luoghi comuni e nonLuoghi comuni e non..... di Armando Bosso 3° classificato all’edizione del 2005 del premio letterario “Adesso parlo anch’io”, promosso dal Comune di Castellammare di Stabia (Napoli)Camorra e Napoli, Mafia e Sicilia, ‘ndrangheta e Calabria; ma anche Napoli: pizza e mandolino, Calabria: mare e monti, Sicilia: sole e templi: binomi troppo spesso usati per sintetizzare situazioni opposte che caratterizzano il sud dell’Italia. Termini diversi, significati diversi. E’ difficile sintetizzare in due parole le caratteristiche di un posto tanto complesso e dalle molteplici facce come il Sud Italia, riducendole ad un semplicissimo “luogo comune”. Perché Napoli, ad esempio, è o per lo meno c’è chi vuole che resti soltanto un “luogo comune”, una simpatica immagine da cartolina, capitale della canzone, regno delle superstizioni e di San Gennaro ,patria della pizza e del mandolino. Una terra felice dal paesaggio stilizzato, ancorata alle tradizioni medievali. E’ triste ammetterlo ma la vera Napoli non è questa, o per lo meno non è solo questa. Così come la Calabria non è solo mare e montagne e la Sicilia non è solo sole e templi. Bisogna senza dubbio guardare il lato bello del Sud, ma sempre senza accantonare, o peggio dimenticarne i suoi molteplici aspetti negativi. Perché è doveroso dire che oggi il Sud è anche la patria dell’illegalità e degli abusi, della camorra e della mafia, “terra nullius”per dirla alla latina, dove lo Stato c’è ma non si vede, dove la tolleranza si trasforma facilmente in complicità, dove troppi sono coloro che preferiscono tacere, che preferiscono continuare a pagare il pizzo per non finire nei guai. Il lassismo, così come l’ipocrisia e lo scarso interesse dimostrato fino ad oggi dalle istituzioni nei confronti del Sud Italia ha prodotto negli ultimi anni una crescita progressiva della criminalità organizzata e il rafforzamento della sua presenza sul territorio. Il Sud, signori, è anche questo. Il sole, il cielo e il mare, sono solo belle parole, stupidissimi luoghi comuni dietro i quali rifugiarsi, dei quali ci si serve spesso per celare, mettere a tacere tutto ciò che c’è di negativo. Recenti fatti di cronaca hanno dimostrato ulteriormente che la mafia è protetta, o peggio convive in molti casi con i “potenti”, signori al di sopra di ogni sospetto infiltrati ovunque. I più comuni spacciatori e gli assassini rappresentano soltanto la manovalanza alle loro dipendenze. La loro logica prevede che chiunque si opponga venga fatto fuori. Volendo fare esempi eccellenti basta pensare all’omicidio di Giancarlo Siani, cronista nostrano del “Mattino”, per non parlare dei più noti Falcone e Borsellino, fino ad arrivare all’omicidio del vicepresidente della regione Calabria Fortugno,che ha riaperto brutalmente la questione relativa alla presenza della ‘ndrangheta in Calabria. La malavita oggi teme chiunque le si opponga. Per conseguire i suoi scopi si serve quindi della stampa, della retorica e della demagogia dei partiti , a prescindere dalla loro collocazione politica, con l’intento di “smitizzare”, calunniare i tanti pericolosi miti nascenti in grado di demolirne le fondamenta. Suvvia, c’è qualcuno oggi che crede ancora che il vero delinquente sia l’individuo con la barba, con il fucile in mano e il coltellaccio tra i denti? Spero proprio di no, perché oggi è tempo di guardare al di là di ogni apparenza e di ogni stereotipo. Ogni qualvolta un sicario o un qualsiasi boss di provincia venga arrestato, si grida:”abbiamo sconfitto la malavita”, per poi tornare al punto di partenza dopo appena qualche giorno. Non bastano leggi e provvedimenti straordinari, così come non basta l’aumento delle forze dell’ordine per sconfiggere, per eliminare l’illegalità. Bisognerebbe piuttosto intervenire sulle coscienze dei cittadini, per risvegliare in loro la volontà di opporsi concretamente alla criminalità. Gli onesti ci sono e sono pure tanti. Bisogna quindi che le istituzioni li incentivino, li aiutino e non li abbandonino. Bisogna che i cittadini dimostrino il loro dissenso con i fatti, non con le chiacchiere, con comportamenti di legalità , rispettando la legge nella vita minima quotidiana, senza chiedere raccomandazioni e pagando tutte le tasse e le multe. L’educazione alla legalità deve partire quindi dalle famiglie, dalle scuole, dalle parrocchie, dallo Stato. Solo così si otterranno risultati concreti e tangibili col tempo. La pizza e il mandolino non bastano a farci scordare il passato, né tantomeno la retorica e gli stereotipi a farci perdere di vista il futuro. La speranza resta sempre l’ultima a morire... Perché è sicuro che anche il Sud, quello vero, quello onesto, un giorno, anche se lontano, rinascerà.... Gabriella Gatto |
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