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Insieme per il bene del Paese

Il nostro Paese, la nostra comunità,deve riprendere il suo cammino perché le divisioni e le accuse reciproche non fanno bene. È un compito questo che anzitutto riguarda tutti noi cittadini che abbiamo a cuore la nostra terra e che vogliamo fare davvero qualcosa di concreto per migliorare un passo alla volta la realtà in cui viviamo,se pur piccola, portando avanti delle idee vere e concrete.
Perché come afferma il nostro Papa Benedetto XVI, “anche le strutture migliori funzionano soltanto se in una comunità sono vive delle convinzioni che siano in grado di motivare gli uomini a una libera adesione all'ordinamento comunitario”.
Viviamo un momento di passaggio e di contraddizione. La precarietà del lavoro e la difficoltà delle condizioni di vita di tante persone, il degrado ambientale, l’aumento dell’insicurezza individuale e collettiva, il senso di impotenza di fronte alla burocrazia alimentano la percezione di una tendenza al peggio. Cresce la solitudine degli individui, si allentano i legami sociali, rischia di smarrirsi il senso della comunità, della solidarietà,della cultura civile.
L’aggressività diventa elemento dominante nelle relazioni pubbliche di un Paese diviso e litigioso,condizionato dai media e disilluso verso le istituzioni. E la politica fa sempre più fatica a svolgere la sua funzione di mediazione degli interessi particolari in nome del bene comune, e ad offrire alle persone un orizzonte che abbia un senso, un’interpretazione del presente e un’idea di futuro in cui riporre fiducia.
Ma anche la parrocchia deve fare la sua parte, perché il ruolo di un prete non può ridursi ad una funzione di servizio civico, per quanto egli stesso al pari di un Sindaco, è rappresentante di un’Istituzione che ha lo scopo di essere al servizio della popolazione. Sovente i preti non hanno la preparazione adeguata per affrontare i problemi del mondo di oggi, probabilmente perché il seminario non gliela fornisce. Soffrono di solitudine, a volte sono lasciati soli dai laici o anche dagli stessi parrocchiani, alle volte sono isolati dalla Chiesa. Spesso sono arroccati in difesa, ma chi invece, tra i sacerdoti, cerca percorsi diversi e linguaggi nuovi per raggiungere un maggior numero di persone, non viene valorizzato, anzi è marginalizzato.
Ma la partecipazione della cittadinanza organizzata è la spinta indispensabile per questo cambiamento di rotta, per questa unione di intenti fra la comunità parrocchiale e quella laica. Non è utile al Paese un associazionismo frammentato e corporativo, collaterale e subalterno alla politica o alla Chiesa; può essere invece prezioso il contributo leale e costruttivo di un associazionismo veramente autonomo, in grado di esprimere reale capacità di rappresentanza sociale e di proposta.


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