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Governare con i cittadini

Una volta si diceva “istituzioni deboli, partiti forti” oggi invece si dice “istituzioni e partiti deboli” con poca mediazione e interpretazione, pochi o niente progetti per il bene della comunità. Il coinvolgimento dei cittadini e di altri portatori di interesse è quindi una necessità, una sfida per evitare che prevalga l’interesse particolare sull’interesse generale; per evitare che diventi vana la responsabilità degli eletti data loro tramite la delega politica conferita all’atto delle elezioni; per evitare la competizione tra i cittadini contrapposti negli interessi.
Negli ultimi anni abbiamo assistito ad esempi di amministrazioni comunali che hanno cominciato a fare ricorso alle forme di partecipazione per assumere le decisioni, per limitare il conflitto e per coinvolgere i cittadini nella tutela e nella produzione dei servizi di interesse generale. E’ necessario, però, fissare dei confini che devono essere chiari a tutti gli interlocutori coinvolti, ovvero si deve sapere chiaramente fino a dove i cittadini possono partecipare e chi fa cosa, tenendo presente la co-responsabilità che assumono gli enti da un lato e i cittadini dall’altro nella co-costruzione di opportunità, di risposte rendicontate e tracciabili, di occasioni e servizi, cercando ognuno per il ruolo che copre di costruire un valore comune. Spesso i cittadini non sono educati alla partecipazione e, in molte circostanze, non sono formati per contribuire in modo efficace alla formulazione dei processi decisionali, tanto che propongono, rispetto al problema sul quale sono chiamati ad esprimersi, opinioni basate su informazioni parziali. Altre volte avviene che i cittadini mettano a disposizione la loro buona volontà, in qualità di portatori di interessi di gruppi di cittadini, ma sono carenti delle competenze che necessitano per la gestione dei servizi, e quindi i funzionari dell’ente pubblico ritengono le indicazioni, nate da discussioni condivise, non competenti e significative.
Ciò significa che i cittadini vanno formati per renderli autonomi nello svolgimento del compito che gli è stato riconosciuto o gli è stato attribuito dall’amministrazione. Perché un’amministrazione, come Minturno, dovrebbe formare i cittadini alla co-gestione della res-publica? Per non acuire ancor più i problemi relativi alla fiducia, alla rappresentatività e all’assunzione delle responsabilità che rendono oggi sia le istituzioni che i partiti “deboli”. Perché è il popolo che deve essere sovrano. Sempre, sia per quanto riguarda l’attribuzione di risorse nel bilancio dell’ente, sia sulla gestione del territorio, sia in altri processi strategici di produzione di servizi.

Gabriella Gatto

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