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Articoli ed interventi

LA SAGRA DELLE REGNE di Gabriella Gatto
Tra storiche mura, nelle vie o nelle piazze, le sagre rappresentano ormai un appuntamento irrinunciabile che animano la vita di un intero paese. Una vera e propria tradizione che di anno in anno ha saputo crescere fino a diventare l’attrattiva più importante di tutta la comunità. Momenti di storia, folklore, cucina e divertimento che si intrecciano insieme per rallegrare adulti, anziani e bambini oggi come secoli fa. L’origine delle sagre, infatti, è antichissima. Il termine stesso deriva dal latino “sacrum” (sacro). Ed è proprio nei sagrati delle chiese che sono nate le più belle feste popolari come atti di devozione o ringraziamento specialmente in contesti rurali e agricoli. Un modo di celebrare tutti insieme i vari momenti dell’anno per ringraziare del raccolto o propiziarsi la bella stagione. Così, a “regnare” su panche e tavoli imbanditi, erano quei prodotti della terra che rappresentavano spesso l’unica fonte di reddito e di sostentamento per tutta la famiglia. Usanze, queste, che hanno saputo tramandarsi di generazione in generazione e che nel Basso Lazio, terra di campi e campanili, hanno senza dubbio trovato terreno fertile. Tanto che oggi la sagra è forse l’appuntamento più atteso e sentito nei vari Comuni, oltre che un’occasione per far assaggiare prodotti tipici, specialità e le prelibatezze della terra padovana. Un impegno che coinvolge centinaia di volontari della comunità promuovendo così anche l’aggregazione, l’amicizia tra le persone e anche il turismo enogastronomico e ambientale.
Anche a Minturno, per gli stessi motivi, si festeggia probabilmente dal 1600 circa la festa delle regne o gregne, dal latino gremia e dal greco dragma, ovvero grano. Tuttavia, qui la festa si ricollega alla chiesa di San Francesco nella quale fu rinvenuta miracolosamente un’immagine della Vergine degli Angioli il 27 luglio 1621. E nel nome della Madre di Dio il popolo traettese da secoli dona la bionda messe dei campi consacrati dal lavoro dell’uomo. In passato, durante il 1800, i Padri Francescani festeggiavano la festa di Maria Santissima delle Grazie nel giorno due luglio, giorno consacrato alla Visita di Maria a S.Elisabetta.

La funzione che allora si festeggiava vedeva le giovani traettesi nei loro tipici abiti, al sorgere del sole e al suono delle campane, recarsi in campagna, cantando e recitando delle litanie, al fine di preparare dei fasci di grano detti anche manipoli o mennelli o covoni, da portare successivamente, intorno alle otto al suono delle zampogne e in processione da tutte le parti del paese, verso il Santuario della Madonna. Dall’Appia, nel contempo, salivano verso Traetto molti carri trainati dai buoi inghirlandati di corone e seguiti a piedi da altri devoti, così da offrire altro grano al tempio di Maria e ai piedi dell’altare venivano deposti cesti colmi di ogni specie di frutta di stagione e primizie dei campi. La manifestazione subì, durante il XIX sec. molte interruzioni dovute all’allontanamento dei Frati da Minturno per poi riprendere alla fine del secolo e proseguire fino al 1942, dove si interruppe nuovamente a seguito degli eventi bellici che hanno interessato la nostra terra. Nel dopoguerra la ricostruzione impegnò tutte le forze presenti sul territorio e man mano anche la chiesa e il convento tornarono alla vita. Nel 1954 P. Benedetto Fedele ripristinò la festa così come si festeggiava in passato. Una statua della Madonna, preceduta da tutte le statue venerate nella chiesa di S. Francesco, veniva portata in processione, tra canti e inni religiosi, fino al quadrivio dell’Annunziata, per andare incontro ad un’altra processione, quella dei carri gravati di covoni. Il sacerdote benediceva i carri, i buoi e i carresi e le due processioni si fondevano in una e si riprendeva la marcia fino a Portanova dove si trebbiava il grano e si consegnava il cereale al Superiore del Convento, mentre il P. Guardiano offriva ai carresi e alle autorità civili e militari del paese una pasto rifoccilante. La rievocazione della festa, infine, suggerì alla locale Pro-loco di riprendere la manifestazione popolare, insieme religiosa e folkloristica così nacque la I^ Sagra delle Regne che oggi è arrivata alla sua 54^ edizione.
Il Microcredito di Gabriella Gatto
Per combattere la povertà e l’esclusione sociale, la Regione Lazio ha istituito il Fondo per il Microcredito previsto dall’art. 1 della legge regionale 10/06, con l'obiettivo di combattere la povertà e l'esclusione sociale. Il Fondo punta ad aiutare, con la concessione di piccoli prestiti, tutte le persone che hanno difficoltà di accesso al credito ordinario.
E’ rivolto a persone che hanno bisogno di crediti di emergenza per spese non preventivate di prima necessità, ad esempio per la casa; a microimprese che operano in settori in cui sono diffuse l'economia sommersa e l'usura; alle collettività finanziarie come condomini, mutue, cooperative, per progetti di ristrutturazione di immobili secondo criteri di eco-compatibilità e di accessibilità per i diversamente abili; ai detenuti e ex detenuti. Per accedere ai finanziamenti bisogna rivolgersi agli operatori dislocati sul territorio regionale. Saranno loro ad aiutare gli utenti ad impostare la pratica e ad accompagnarli con un servizio di tutoraggio per tutto il periodo della restituzione.
Per le persone, l'erogazione varia da un minimo di 1.000 a un massimo di 10.000 euro. La restituzione è in 36 mesi.
Per le microimprese e le collettività finanziarie, l'erogazione minima è di 5.000 euro, la massima di 20.000. Il tempo di restituzione va da un minimo di 36 a un massimo di 84 mesi. Per tutti il tasso di interesse applicato sarà dell'1%.
Le rate saranno posticipate e verranno versate mensilmente presso l'Istituto di credito convenzionato scelto dal beneficiario. Non saranno applicate spese di istruttoria. Non ti saranno richieste garanzie patrimoniali.
In caso di ritardato pagamento, sarà applicato un interesse di mora del 2%. E’ necessario presentare, tramite gli operatori territoriali, richiesta di finanziamento a uno degli Istituti di credito convenzionati. L'Istituto di credito istruisce la pratica, valutando l'ammissibilità e la capacità di rimborso del beneficiario, ed eroga il finanziamento. In caso di ritardo di pagamento delle rate, l'istituto di credito informerà la Regione Lazio e l'operatore territoriale. Per informazioni visitare il sito della regione Lazio www.regione.lazio.it o telefonare al numero verde 800 264 525 dell’Investelazio oppure rivolgersi a Sviluppo Lazio - Comunicazione e relazioni esterne - Viale Parioli 41 Roma Telefono: 0697605400 Fax: 0697605424 oppure All’ Informadocup 800 914 625
Il Consiglio dei giovani di Minturno ad Auschwitz di Manuela Cappuccia (clicca sull'immagine a sinistra per ingrandirla). Visitare Auschwitz è un’emozione irripetibile. Appena arrivati subito ti assale una sensazione di irrealtà,tutto sembra immobile e la scritta “il lavoro rende liberi”che sovrasta l’ingresso ti risuona continuamente nella testa. Chissà cosa pensavano coloro che la leggevano al loro ingresso nel campo…..Il 26 gennaio scorso quando noi ragazzi abbiamo visitato il campo di concentramento di Auschwitz il vento soffiava forte quasi a voler cancellare l’orrore che tanti anni fa si è consumato in quei luoghi.
Tante volte ne abbiamo sentito parlare ma guardare con i propri occhi è sicuramente diverso, camminare per quei luoghi cercando di ricordare per renderne memoria aiuta sicuramente a capire ciò che veramente si è verificato. L’unica cosa che non si potrà mai comprendere è come l’uomo possa arrivare a tanta crudeltà e addirittura ad annullare i propri simili. L’intero campo è composto da edifici in mattoni e suddiviso in blocchi. Inizialmente queste strutture appartenevano alla polizia polacca che le usavano come loro caserme,invece i tedeschi,quando hanno invaso questi territori,le hanno trasformate in dormitori dove erano stipati i prigionieri del campo,in ogni stanza dormiva un numero eccesivo di persone. Al loro ingresso nel campo i prigionieri venivano spogliati di ogni avere e schedati, ricevevano una divisa molto leggera e dovevano lavorare molte ore al giorno, con qualsiasi condizione atmosferica, svolgevano lavori pesanti e ricevevano poco nutrimento e avevano la possibilità di andare solo 2 volte al giorno al bagno. Naturalmente non avendo forze a causa delle condizioni disumane in cui vivevano,i prigionieri venivano sopraffatti dalla fatica e morivano. Infatti l’obbiettivo del campo era quello di provocare la morte delle persone che vi entravano.
Chi tentava la fuga, qualora ripreso, veniva impiccato pubblicamente. Alcuni invece venivano fucilati direttamente al muro della morte. In un secondo momento si utilizzarono anche le camere a gas e i forni,in modo da eliminare più persone in un lasso di tempo minore. Guardare oggi ciò che è rimasto della macchina distruttiva creata ben 60 anni fa lascia sgomenti,la parole per descrivere le emozioni si fermano in gola. Un’unica domanda viene da porsi:perché? Perché l’uomo è arrivato a concepire e mettere in pratica un orrore del genere? Non si troverà mai una risposta,l’unica certezza è che l’uomo è riuscito a spogliare della propria identità un suo simile e renderlo un numero impresso a fuoco nel braccio.
L’atmosfera che si respira una volta entrati è difficile da spiegare, una sensazione di vuoto e di mancanza d’aria, come se si fosse sospesi nel tempo, come se tutto l’ambiente circostante fosse privo di una qualunque sensazione, tutto sembra fermo. Una sensazione che si può provare solo vedendo con i propri occhi la malvagità che l’uomo può provare verso i propri simili.
Una bella operazione di immagine per il nostro Comune: il Sindaco, il Parroco e il Maresciallo dei CC alla trasmissione I Soliti Ignoti - Identità Nascoste di Gabriella Gatto
Il punto di forza, su cui far poggiare la nuova generazione di politiche e strategie di sviluppo locale, consiste nella promozione del territorio attraverso una comunicazione capace di valorizzarne le potenzialità di sviluppo, le caretteristiche socio-economiche e ambientali, al fine di promuovere il territorio stesso sia come luogo possibile di attrazione di risorse e di investimenti produttivi in grado di creare richezza e generare opportunità di sviluppo economico e lavoro, sia come luogo di produzione di beni e servizi locali da commercializzare all'estero. Ruolo chiave per far riscoprire il territorio ed il suo patrimonio di risorse, quali le capacità, le conoscenze, le specificità e le peculiarità,le tradizioni del sapere è svolto dalla comunicazione. Comunicazione esterna per la promozione del territorio e comunicazione interna volta all'interazione tra i vari attori del territorio per la creazione dei vari obiettivi che si vogliono raggiungere. In particolare se si riesce a rafforzare, con la comunicazione interna, il senso di appartenenza dei cittadini ad un luogo, allora sarà più facile comunicare all’esterno una immagine vincente. Gli strumenti a disposizione degli enti locali per promuoversi sono svariati e ciascun luogo sceglie di utilizzare quelli più coerenti alle proprie esigenze e ai propri obiettivi: campagne pubblicitarie, slogan, televisione, internet, merchandising. Ed è proprio la valorizzazione del nostro bel terrritorio che ha spinto le massime autorità politiche,religiose e militari del nostro Comune (il Sindaco Giuseppe Sardelli, il Parroco Don Elio Persechino, il Maresciallo dei Carabinieri Varlese) ad utilizzare uno di questi strumenti e partecipare allo show televisivo di Rai Uno "I Soliti Ignoti - Identità Nascoste" condotta da Fabrizio Frizzi, andato in onda il 21 gennaio scorso. E' stato emozionante vederli in TV e sentire che un intero Comune, come ha sottolineato Frizzi,ha partecipato alla puntata nelle sue figure più carismatiche. Se si pensa che la trasmissione, da dati dell'ufficio stampa della Rai, tiene attaccati allo schermo quasi 6 milioni di telespettatori con una media del 27,45% di share e con picchi di oltre il 30% l'operazione di immagine condotta dai nostri concittadini è stata davvero una formula vincente per far conoscere in Italia il nome del nostro comune. Fra quei 6 milioni di telespettatori ci sarà sicuramente qualcuno che incuriosito si domanderà dov'è Minturno e magari deciderà di venire a visitarlo. E' stata forse finalmente imboccata la strada giusta per valorizzazione il “patrimonio città” al fine di affrontare e vincere la sfida “glocale” perchè la reazione alla globalizzazione si vince immaginando il territorio come nuovo attore promotore dello sviluppo e il ruolo che hanno all'interno del territorio, l' ente locale, i sindacati, le imprese, la popolazione tutta è fondamentale.Il piano di marketing intrapreso deve però ora continuare seguendo diverse strade: analisi del territorio e individuazione delle più concrete opportunità d'investimento; realizzazione di strumenti di comunicazione e diffusione delle informazioni; promozione volta a individuare i potenziali investitori attraverso l'organizzazione di convegni, seminari e incontri e road show, così da generare non solo nuove opportunità di sviluppo economico ma anche ad arricchire quelli già esistenti. Ma siamo sulla buona strada.
Grazie Francesco di Gabriella Gatto

In questo 50esimo numero del giornalino dell’Associazione Amici di Santa Maria Infante, ritengo sia opportuno dire un grande GRAZIE a Francesco Zenobio che con l’idea dell’Associazione è riuscito a promuovere nella nostra frazione attività culturali, sociali, sportive, ricreative volte a favorire la socialità e la solidarietà fra i cittadini e nel contempo con la sua idea di pubblicare un mensile, è riuscito ad informare la comunità sulle attività dell’Associazione e sugli eventi che accadono sul nostro territorio, raggiungendo e tessendo rapporti di collaborazione con gli emigranti minturnesi sparsi nei vari paesi esteri, soprattutto U.S.A. e Canada. Un piccolo contributo quest’ultimo, che sta diventando mese dopo mese sempre più ricco.
Un uomo, Francesco, pieno di passioni e di idee in cui credere, che ama le cose che fa, disinteressato e semplice, che pensa e fa ciò che pensa, un uomo intraprendente che con l’antica tenacia della dedizione al lavoro sodo e di fedeltà alla propria terra ha saputo trasferire l’innamoramento nei confronti dell’Associazione e delle idee di socialità e solidarietà nei nostri concittadini, così che queste idee si sono evolute e piano piano stanno favorendo la rinascita e la riscoperta delle nostre tradizioni ed usanze e l’aggregazione giovanile.
Un uomo che ha sofferto la lontananza e vissuto di nostalgia per le persone, per i luoghi dell’infanzia, gli amici, la casa natia che ha dovuto abbandonare, come molti minturnesi, per cercare lavoro altrove. Un uomo che sa che non si può fare a meno delle proprie radici. Grazie all’Associazione sono state promosse numerose iniziative, in questi anni e sarebbe difficile elencarle tutte. Per esemplificare voglio ricordare: un’asta di bandiera a Piazza Pimpinella, vicino al monumento ai Caduti, dove far sventolare il nostro Tricolore, affiancata da un basamento in pietra che ricorda i dodici concittadini caduti nella guerra del 15’-18’; un pannello resistente alle intemperie, posto alle spalle del monumento ai Caduti, con le foto della nostra frazione distrutta dalla guerra, articoli e poesie relative al nostro paese; un premio di pittura a ricordo di Maria Paladini Zenobio; incontri periodici con le massime autorità comunali per avvicinare la gente agli Amministratori e gli Amministratori alla gente, per aprire così un confronto volto ad aumentare la partecipazione alle attività sociali ed l’interesse verso i problemi comuni che la frazione presenta, perseguendo l’obiettivo dell’Associazione di fungere da Consulta di Frazione così da tutelare i diritti e gli interessi dei santamariani; il premio Infante d’Oro da conferire a chi si è distinto, in qualsiasi campo, nell’ambito della frazione;le prime cartoline della nostra frazione; i carri allegorici di Carnevale; il recupero dell’Ex Asilo Tecla Fedele; un Memorial Angelo Pensiero; una conferenza sulle tossicodipendenze; un concerto e coro polifonico presso la cattedrale di S. Pietro; un campo sportivo e un campo di bocce in itinere; un Monumento all’Emigrante.
Quello che oggi sarebbe auspicabile è una partecipazione sempre più assidua di tutti i soci con esperienze, professionalità, idee e contributi per raggiungere nuovi obiettivi perché c’è ancora tanto da fare sul nostro bel territorio. Uno degli scopi della nostra Associazione, resta ancora inespresso e per il quale Francesco prova un po’ di rammarico. Mi riferisco alla promozione di iniziative lavorative ed occupazionali, di corsi di formazione, di cooperative di lavoro, agricole, artigianali, di consumo, commerciali, turistiche, di ristorazione, alberghiere, edilizie etc che creino concrete iniziative o opportunità di lavoro per i nostri giovani, così che per loro l’emigrazione sia una libera scelta e non una costrizione. Diamoci da fare, quindi! Per concludere voglio citare una frase di Francesco tanto cara a tutti quelli che come me lo seguono da anni Se un uomo sogna da solo il sogno rimane un sogno, se tanti uomini fanno lo stesso sogno, il sogno si avvera e un pensiero di Laura e Nunzia che dipingono Francesco come quel raggio di sole tiepido che spunta tra le nuvole di un mattino uggioso, ma che lentamente si fa spazio, squarciando il cieli, rendendo così una giornata qualunque un nuovo giorno da vivere.
Il rilancio delle SIECI quale CATTEDRALE DEL MARE di Gabriella Gatto

A Gaeta, lunedì 5 novembre 2007, presso il Museo Diocesano a Palazzo Cardinal De Vio, la Provincia di Latina ha organizzato il convegno "Cattedrali del Mare" per promuovere la presentazione del volume curato dall’Arch. Francesco Calzolaio per la Provincia di Venezia, direttore scientifico del programma comunitario Cultura 2000 "Archeologia industriale tra terra e mare: per una rete europea di eco, musei costieri", promosso dal Ministero dello Sviluppo Economico.
Alla presentazione del libro "Cattedrali dell’archeologia industriale costiera" erano presenti numerose autorità politiche Nazionali, Regionali, Provinciali e Locali, oltre che del nuovo arcivescovo di Gaeta Mons. D’Onorio Per il nostro Comune c’era l’Ass.re all’Urbanistica Avv. Maurizio Faticoni. Il libro contiene un accurato censimento dei complessi industriali dismessi presenti sulle coste italiane al fine di avviare una riflessione tra le Sovrintendenze, lo Stato Italiano, i Comuni, le Province e le Regioni per incoraggiare strategie di sviluppo sostenibile, nel quadro delle reti nazionali e internazionali dedicate alla valorizzazione del patrimonio di archeologia industriale, magari promuovendo lì dove è possibile, strategie di recupero di alcune produzioni e lavori che si facevano nel passato, oppure trovando soluzioni polifunzionali da destinare ad attività culturali, produttive e residenziali, nel rispetto della morfologia del territorio e con una mentalità basata sul disinquinamento e sull’integrazione di queste strutture con il territorio circostante.
Durante il convegno l’attenzione è stata concentrata sulle fabbriche dimesse presenti sulla costa laziale, ovvero la ex AVIR di Gaeta, le SIECI di Minturno e l’ IDROVORA CARONTE a Borgo Hermada, Terracina. In merito rilievo ha avuto l’intervento dell’Ass.re all’Urbanistica del Comune di Minturno Avv. Faticoni sulle SIECI. Lo stabilimento di laterizi, dedito alla produzione di mattoni e tegole marsigliesi esportate anche in Sud America attraverso la via del mare, fu costruito nel 1880 su quello che rimaneva di un vecchio opificio e si sviluppa su un’area di circa 53.000 ettari per 50.000 metri cubi. I suoi volumi ospitavano essiccatoi, magazzini, officine, forni Hoffman e camini, ancor oggi ben conservati, oltre che due palazzine annesse alla fabbrica e site sulla Via Appia, dove erano ubicati uffici e ed abitazioni del direttore e del custode dello stabilimento ed oggi adibite a servizi di interesse pubblico. Il complesso delle SIECI, che prende il nome dalla fabbrica madre sorta presso il torrente Sieci in Toscana, si distingue nel paesaggio costiero per l’alta ciminiera ed era collegata al mare tramite un pontile che permetteva l’attracco delle navi e le operazioni di scarico dei laterizi. Alla fine degli anni ’60 la crisi del settore delle fornaci vide il declino dello stabilimento di Scauri incapace di adeguare le sue strutture ai nuovi mercati emergenti e ciò portò nel 1982 al fallimento della fabbrica che è stata per lungo tempo l’unico centro occupazionale dell’area laziale tipicamente agricola.
Lo stabile che è di proprietà del Comune di Minturno è stato oggetto di un concorso nazionale di idee nel 1984 e di un progetto di prefattibilità presentato nel 1991 dal prof. C. Santuccio, che propose una nuova destinazione d’uso con l’istituzione di un museo territoriale didattico del cotto e delle pietre dure. Attualmente l’area è stata destinata all’ISMEF Onlus di Roma ( Istituto Mediterraneo di Formazione per le Professionalità Nautiche) ,con il fine di realizzare un Forum Permanente del Mare, inserito all’interno del più ampio progetto per la creazione del più importante Polo della Nautica Italiano. Tale Polo è nato dalla sottoscrizione di un protocollo fra i Comuni di Minturno e Gaeta, il Nucleo di Sviluppo Industriale del Sud Pontino, la Confindustria di Latina, l’Autorità Portuale, Italia Navigando SpA, l’Ismef Onlus e l’Università di Cassino. Tale Protocollo sarà allargato anche al Comune di Formia. Il tutto è stato incentivato dall’approvazione del Distretto Industriale Regionale della Nautica di cui anche Minturno fa parte.
MINTURNO E IL CONSIGLIO DEI GIOVANI di Alessandro Gala - Sicuramente se ne è sentito parlare in queste ultime settimane, infatti la notizia che anche Minturno ha un Consiglio dei Giovani ha fatto il giro di tutto il Comune. Ebbene è proprio così, ora anche il Comune aurunco dove risiedono all’incirca 2600 giovani può vantare un collegio consultivo formato da 20 membri di età compresa tra i 15 e i 25 anni. I giovani consiglieri eletti, in seguito alle elezioni del 28 ottobre scorso, sono chiamati a partecipare alla vita politico-amministrativa della cittadina minturnese e a promuovere sul territorio locale attività e iniziative tali da coinvolgere la popolazione giovanile. Questa realtà nuova deve essere di stimolo per tutti i giovani del Comune e avvicinare il mondo giovanile alle istituzioni, alle quali forse un giorno saranno chiamati a partecipare attivamente. I giovani consiglieri sono: Larocca Riccardo, Galasso Angelo, Graziano Mario, De Simone Marina, Orlandi Giovanni, Cappuccia Manuela, Colaruotolo Francesca, Graziano Cinzia, Conte Domenico, Esposito Mario, Zinicola Fabiana, Giordano Alessandro, Di Micco Emilio, Di Luna Alessandro, Russo Gabriele, Ciaraldi Ivan, Graziano Francesca, Verrengia Giovanni, Tuccinardi Palmerino, Conte Giuseppe. Il 27 novembre c’è stato il primo consiglio nel quale i giovani consiglieri hanno eletto il presidente e il vice presidente. Con 12 voti è risultato eletto presidente Manuela Cappuccia e con 10 voti è divenuto vice presidente Ivan Ciaraldi. In cantiere ci sono già molte iniziative tratte anche dai programmi presentati durante la campagna elettorale, ma soprattutto si attendono proposte da parte di tutta la popolazione giovanile del comune. L’intero consiglio invita i ragazzi tutti a partecipare alle varie assemblee (la cui data sarà comunicata in tempo utile per permettere la partecipazione di tutti). Ora sta a loro riuscire a realizzare con grinta, entusiasmo ed intelligenza tante iniziative che sappiano lasciare il segno e di cui un giorno tutti parleranno. L’opportunità avuta deve essere sfruttata fino in fondo e siamo certi Anche questi giovani saranno capaci di dimostrare a tutti di essere in grado di realizzare qualcosa di buono. Buon lavoro giovani consiglieri!
IL PRESTITO D'ONORE di Gabriella Gatto - Il Prestito d’Onore è un finanziamento, fino ad un massimo di 30.000 Euro, che la Regione Lazio concede grazie alla Legge regionale 19/99 per trasformare la tua idea imprenditoriale in un'attività (Tale Legge è stata modificata dall’art. 105 della Legge finanziaria regionale del 28 aprile 2006). I beneficiari sono esclusivamente persone maggiorenni, residenti nella Regione Lazio, che alla data della presentazione della domanda, non abbiano ancora compiuto trentasei anni di età, che intendono realizzare un'attività autonoma in forma individuale (ditta individuale) e che si trovino nelle seguenti condizioni: a) siano in stato di non occupazione risultante da documentazione rilasciata, non più di quindici giorni prima della presentazione della domanda; b) non siano beneficiari di analoghe agevolazioni statali o di altri soggetti pubblici negli ultimi tre anni, nei limiti degli aiuti "de minimis" previsti dalla normativa comunitaria vigente; c) non siano titolari di partita IVA movimentata in data antecedente alla presentazione della domanda né titolari di partita IVA aperta da oltre sei mesi prima della presentazione della domanda, anche se non movimentata. Sono finanziabili i progetti ritenuti validi sotto il profilo delle competenze, della capacità del soggetto proponente, della fattibilità tecnica, della cantierabilità, della redditività e della sostenibilità finanziaria dell’iniziativa, finalizzati alla realizzazione di un’attività autonoma in forma individuale riguardante qualunque settore e con sede operativa ubicata nella Regione, ad esclusione delle libere professioni e dei settori sensibili ai sensi della normativa e degli orientamenti comunitari vigenti in materia. Ai soggetti i cui progetti siano ritenuti ammissibili, sono concesse le seguenti agevolazioni a copertura degli investimenti fino ad un importo massimo di 30 mila euro, di cui 50% come contributo in conto investimento e 50% come prestito agevolato, restituibile in cinque anni ad un tasso a carico del beneficiario pari al 2,5 per cento annuo, salvo verifica del merito creditizio da parte dell’istituto di credito. Qualora il piano degli investimenti presentato sia superiore a 30 mila euro, è necessario indicare i beni oggetto della richiesta delle agevolazioni. Per la realizzazione del progetto sono ammissibili le spese, al netto dell’IVA, relative all’acquisto di attrezzature ed altri beni materiali ed immateriali ad utilità pluriennale. I beni e le attrezzature devono essere direttamente collegati al ciclo produttivo, nuovi di fabbrica od usati, a condizione che non siano stati oggetto di precedenti agevolazioni pubbliche e offrano idonee e comprovate garanzie di funzionalità. Sono ammissibili, inoltre, le spese per: impianti specifici;ristrutturazioni entro il limite del 10% del totale dell’investimento ammesso. Non sono ammissibili le spese sostenute anteriormente alla data di presentazione della domanda, nonché spese per l’acquisto di terreni la costruzione, l’acquisto, anche mediante locazione finanziaria di immobili; prestazioni di servizi; stipendi e salari. Le domande di ammissione alle agevolazioni vengono presentate direttamente dall’interessato preso gli uffici della BIC Lazio S.p.a. ( centro di creazione d'impresa e di sostegno all'innovazione e allo sviluppo locale con sede in Roma, via Casilina 3/T; tel. 069784501 www.biclazio.it) al fine di essere valutate con deliberazione che individua il soggetto beneficiario e le caratteristiche del progetto finanziato, stabilisce le spese ammesse ed indica l’importo delle agevolazioni concesse e l’eventuale ammissione ad un percorso formativo gratuito finalizzato a colmare le lacune eventualmente rilevate e a sviluppare il progetto operativo mediante un servizio di tutoraggio. Infine la Regione tramite gli uffici competenti può effettuare ispezioni e verifiche tese ad accertare la permanenza dei requisiti che hanno determinato la concessione delle agevolazioni ed eventuali irregolarità commesse dai beneficiari, dandone comunicazione alla BIC Lazio S.p.a.


"NON E’ VERO MA CI CREDO": LA SUPERSTIZIONE VA IN SCENA
Domenica 2 settembre alle ore 21 in piazza F.lli Pimpinella si è esibita la compagnia amatoriale "I RAGAZZI DI SANTA MARIA INFANTE" con la commedia teatrale "Non è vero ma ci credo" di Peppino De Filippo. La commedia, un po’ rivisitata per far spazio a tutti gli attori della compagnia, poneva l’attenzione sulla stupidità della superstizione. L’opera teatrale, divisa in 3 atti, racconta la storia del commendatore Gervasio Savastano che è ossessionato dalle pratiche della superstizione.
Nella sua ditta lavora il ragionier Belisario Malvurio che il commendatore decide di licenziare perché lo crede malaugurio e per sostituirlo ne assume un altro, Alberto Sammaria. Quest’ultimo è un impiegato un po’ particolare: è gobbo. Da questo momento i poi tutte le attenzioni del commendatore sono per Sammaria e da quando c’è Alberto gli affari sembrano andare a meraviglia. Un giorno l’impiegato modello si presenta a casa del suo datore di lavoro e gli confida di essere innamorato della sua unica e adorata figlia Rosina. La fanciulla però è già innamorata di un altro giovane, che non può sposare perché il padre non vuole. Una volta conosciuto l’affetto di Sammaria per Rosina, per non perderlo come impiegato, Gervasio obbliga la figlia a sposarlo ma successivamente viene assalito dai rimorsi. Il commendatore inizia a vivere nell’angoscia, fa degli incubi che lo fanno star male e capisce che la sua decisione può causare infelicità per la figlia. Proprio quando Savastano decide di porre fine a questa situazione, facendo annullare il matrimonio si ha il fatidico colpo si scena......Alberto Sammaria non è gobbo ma è proprio il giovane di cui Rosina è innamorata e che, tramite la finzione, è riuscito nel suo intento di sposare la ragazza. La rappresentazione è stata un vero successo, il pubblico era numeroso e i ragazzi possono dirsi soddisfatti del loro lavoro. La compagnia ringrazia tutti coloro che hanno permesso la perfetta riuscita della manifestazione: i signori Giovanni Di Vito, Giuseppe Fasulo, la signora Assunta, i tecnici dell’amplificazione PieranAgelo Ambroselli e Andrea Palumbo e la Polizia Municipale di Minturno. Di Manuela Cappuccia


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I PERSONAGGI DELLA COMMEDIA:
AVVOCATO DONATI interpretato da ANGELO PERRONE; MAZZARELLA interpretata da ANNA CINQUEGRANA; COMMENDATORE GERVASIO SAVASTANO interpretato da ALESSANDRO GALA; SPIRITO interpretato da MAURIZIO SCALESSE; DE BIASE interpretato da ROBERTO MARTONE; MAMUCCIO interpretato da MARIOMASSIMO CAPPUCCIA; ROSINA interpretato da SIMONA CAPPUCCIA; TERESA interpretato da MANUELA CAPPUCCIA; MUSCIELLO interpretato da MICHELE CRISTINO; BELISARIO MALVURIO interpretato da VINCENZO PIMPINELLA; ALBERTO SAMMARIA interpretato da MAURIZIO DI RIENZO ; TINA interpretato da FRANCESCA MALLOZZI. REGIA MAURIZIO SCALESSE.

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